Detrazioni IRPEF 2026: cosa cambia sopra i 75.000€

Dal 2026 il superamento della soglia di 75.000 euro di reddito complessivo non comporta solo l’applicazione di un’aliquota IRPEF più elevata sulla parte eccedente.

Comporta anche, per una serie di detrazioni fiscali, una riduzione o un’eliminazione che molti contribuenti scopriranno solo in fase di dichiarazione dei redditi, quando ormai i margini per intervenire si sono ristretti.

Si tratta di una novità che riguarda una platea piuttosto ampia: non solo grandi imprenditori, ma anche professionisti affermati, titolari di piccole e medie imprese con utili solidi e in generale chiunque, per effetto della propria attività, si trovi a dichiarare un reddito sopra questa soglia.

Cosa cambia, nel dettaglio

Le detrazioni che subiscono una riduzione o un’eliminazione oltre i 75.000 euro di reddito riguardano principalmente cinque categorie di spesa: le spese per l’istruzione (rette scolastiche, universitarie, corsi), le spese per attività sportive, in particolare quelle sostenute per i figli minorenni, gli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico, le spese veterinarie per la cura degli animali domestici e le erogazioni liberali a favore di enti e associazioni.

Non tutte le detrazioni sono coinvolte in questa restrizione.

Restano pienamente riconosciute, indipendentemente dal livello di reddito, tre voci che il legislatore ha scelto di tutelare: la detrazione sugli interessi del mutuo per l’acquisto della prima casa, le spese sanitarie, e gli interessi passivi sui finanziamenti.

Sono le detrazioni considerate di maggiore rilevanza sociale e che, per questo motivo, continuano a essere garantite a tutti i contribuenti.

Come funziona la riduzione: non è un taglio netto

Un aspetto tecnico che genera spesso fraintendimenti riguarda il modo in cui la riduzione si applica.

Non si tratta di un meccanismo “a soglia”, in cui superato il limite le detrazioni scompaiono di colpo.

Il meccanismo funziona attraverso una formula che considera diversi fattori contemporaneamente: il livello esatto del reddito, il numero di figli a carico e la tipologia specifica di spesa sostenuta.

Questo significa, in pratica, che due contribuenti con lo stesso reddito, ma situazioni familiari diverse, possono subire un impatto sensibilmente differente.

Un contribuente con più figli a carico, ad esempio, potrebbe vedere un impatto più contenuto rispetto a un contribuente senza figli, a parità di reddito dichiarato.

Per questo motivo, generalizzare l’impatto della norma senza calcolare la situazione specifica del singolo contribuente porta quasi sempre a stime imprecise.

Perché conviene muoversi ora e non ad aprile

La dichiarazione dei redditi si presenta nei mesi primaverili, ma le scelte che incidono sull’importo delle detrazioni, quali spese sostenere, come distribuirle nel tempo, quali strumenti di pianificazione valutare, vanno fatte prima, non dopo.

Con tre mesi ancora a disposizione prima della fine dell’anno, c’è margine concreto per una simulazione della propria posizione fiscale e dove possibile, per una pianificazione che tenga conto di questa novità normativa.

Per chi si trova, o prevede di trovarsi, sopra la soglia dei 75.000 euro di reddito, il consiglio pratico è chiedere una valutazione personalizzata: solo calcolando la propria situazione specifica (reddito, composizione familiare, tipologia di spese sostenute nell’anno) è possibile capire con precisione l’impatto reale di questa novità ed eventualmente intervenire mentre c’è ancora tempo.

Il taglio IRPEF da 7,2 miliardi di euro previsto dalla riforma fiscale 2026 va letto insieme alla novità sulle detrazioni appena descritta, perché sono due facce della stessa manovra.

Da un lato, un alleggerimento generalizzato del carico fiscale, pensato per aumentare il reddito disponibile di lavoratori e imprenditori.

Dall’altro, una stretta mirata sulle detrazioni per chi supera i 75.000 euro di reddito, che riduce in parte il beneficio del taglio per i redditi più elevati.

Per capire quale dei due effetti prevale nella propria situazione specifica, non basta guardare l’aliquota: bisogna calcolare l’impatto complessivo, considerando sia il risparmio ottenuto dal taglio delle aliquote, sia la riduzione delle detrazioni applicabili.

È un calcolo che varia da contribuente a contribuente ed è esattamente il tipo di simulazione che consigliamo di fare prima della dichiarazione dei redditi, non durante.